L’abbazia di San Pietro in Valle

Ospita l’evento la splendida e suggestiva abbazia di San Pietro in Valle, fondata dal duca longobardo Faroaldo II e divenuta mausoleo dei duchi longobardi di Spoleto.

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Tra la fine del V sec. e l’inizio del VI sec. , giunsero in Valnerina e nella Valle Spoletana un gruppo di 300 eremiti fuggiti dalla Siria a causa di una persecuzione dell’Imperatore Anastasio I Dicoro Monofista. Alcuni di loro scelsero come primi luoghi di insediamento le grotte naturali o gli edifici romani abbandonati qua e la lungo la vallata e fondarono così le prime lauree eremitiche seguendo la regola di San Basilio. Fu così che sorse il primo romitorio nell’area dove oggi si trova l’Abbazia di San Pietro in valle (forse sulle rovine di un tempio romano) .

La leggenda di fondazione, di origine benedettina, vuole invece che sia stato il Duca longobardo Faroaldo II nell’VIII sec. a edificare l’Abbazia dopo un sogno in cui San Pietro gli ordinava di erigere un Monastero in suo onore ove avesse incontrato un eremita di nome Lazzaro.

Il Duca, incontrato il Santo Eremita che aveva perso da poco il suo compagno anacoreta e cugino Giovanni, oltre a fondare l’Abbazia come indicatogli nel sogno, decise di ritirarvisi a vita monastica e quando morì fu sepolto all’interno di un sarcofago romano (ancora oggi presente) nella Chiesa Abbaziale. Molti altri duchi longobardi seguirono il suo esempio e dopo il ritiro a vita monastica si fecero seppellire presso il monastero che ad oggi può fregiarsi dell’appellativo di Mausoleo dei Duchi longobardi di Spoleto.

Con la fine del Regno longobardo e con le successive distruzioni saracene del IX sec. l’Abbazia cadde in rovina e venne restaurata solo nel X/XI sec. per volere di Ottone III prima e di Enrico II poi. L’Abbazia fu gestita sia dall’Ordine Benedettino che da quello Cistercense e nel XIV sec., rimessa sotto il controllo del Capitolo Lateranense, fu affidata alla Famiglia Ancaiani di Spoleto.

IL PALIOTTO DI URSUS

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All’interno della Chiesa Abbaziale si possono ammirare opere d’arte di varie epoche come i sei sarcofagi romani di III/IV sec.  e i materiali di reimpiego romani, longobardi e carolingi con cui era costruito l’originario edificio. Di inestimabile valore è il Paliotto d’altare longobardo detto di “Ursus Magester” e il ciclo di affreschi Romanico della metà del XII sec. presente nella navata con storie dell’Antico e Nuovo Testamento che segna la rinascita dell’arte figurativa in occidente e che ispirò Giotto per i suoi affreschi ad Assisi. Nei pressi dell’Abbazia si possono osservare ancora oggi le grotte dove gli eremiti vissero prima dell’edificazione del monastero.

Gli storici dell’arte sono tutti concordi nell’assegnare all’Abbazia di San Pietro in Valle il sigillo di “Unicum” per i reperti che gelosamente conserva al proprio interno, di generi ed epoche differenti tra loro.  L’Abbazia di San Pietro in valle è entrata a far parte nel 2014 dell’Associazione Italia Langobardorum, struttura che gestisce il sito seriale “I Longobardi in Italia .I luoghi del potere (568-774 d.C.)”.

Dal Sito web ufficiale:  www.mummiediferentillo.it

Per saperne di più:

  • Elena Percivaldi, “Incanto in Valnerina”, in “Medioevo” n. 229 (febbraio 2016), pp. 92-103.
  • Francesca Dell’Acqua, Ursus «magester»: uno scultore di età longobarda, in Enrico Castelnuovo, Artifex bonus – Il mondo dell’artista medievale, ed. Laterza, Roma-Bari, 2004.
  • Ansano Fabbi, Abbazia di S. Pietro in Valle a Ferentillo, Abeto, 1972.
  • Enzo Borsellino, Un’isola di cultura ottoniana nel cuore dell’Umbria, in Spoletium, nº 18, Spoleto, Accademia spoletina, 1973, pp. 5-16.
  • Anna Maria Orazi, L’Abbazia di Ferentillo: centro politico, religioso, culturale dell’alto Medio Evo, Bulzoni Editore, Roma, 1979.
  • Giulia Tamanti (a cura di), Gli affreschi di San Pietro in Valle a Ferentillo. Le storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, Electa, Napoli, 2003.

GLI AFFRESCHI

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